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Cenni storici PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Venerdì 05 Marzo 2010 16:55

ACQUANEGRA CREMONESE La storia

Varie pubblicazioni collocano la nascita di Acquanegra come agglomerato urbano, presumibilmente datata intorno al 600 D.C., nel contesto dell'avvento longobardo, fondandosi sulla certezza che l'intera zona era stata fino ad allora palude e foresta. La posizione geografica, a poca distanza dalla confluenza dell'Adda nel Po, e la composizione argillosa del terreno, la pongono, fra le terre a matrice alluvionale dei dintorni, nel punto più basso, e quindi fra gli ultimi ad essere bonificati, del preistorico Lago Cerando (o mare Gerundo, formato pare, dalle acque dell'Adda del Serio e del Brembo), teoria oggi peraltro contestata dagli studiosi.
Da questi presupposti nasce l'idea che l'etimologia del nome sia dovuta all'acqua stagnante e non alla leggenda scritta dal Bresciano nel 1600. Questa parlava di un antico borgo che nell'anno 813 cambiò il suo nome di "Martorello" in "Acqua Negrae" a causa di un maleficio che per tre giorni intorbidò le acque del fossato della rocca del signore del luogo. Recenti ricerche avviate da alcuni membri della Pro Loco hanno però dato esiti insperati sulle origini del luogo e gli stessi, renderanno noti i frutti di questo lavoro nel corso del 2005, quando per festeggiare il venticinquesimo anno dalla fondazione, pubblicheranno un libro su Acquanegra e Fengo.
I primi documenti cartacei menzionanti il nome del nostro paese quale "Castrum Acquanigrae" risalgono al 999 nel "Codex diplomaticum" dell'Astigiano.
Altri accenni, pochi in verità, nel 1066 la definiscono "Curtes Acquanigrae" e nel 1228 "Acquanegra". Attraverso tali documentazioni, si sa che fu teatro dei violenti scontri fra Milanesi e Cremonesi nel 1160 e che verso il 1250 fu feudo dei Pallavicino (Ghibellini) come gran parte della Lombardia ed in seguito dei Cavalcabò (Guelfi).
Nelle cronache dell'antica Cremona la stessa data del 1228 è ricordata come anno della sconfitta subita ad opera dei Milanesi, proprio in quel di Acquanegra, e molti affermano che, data la cruenta storia della battaglia, dev'essere stato proprio allora che andarono distrutti i fortilizi di cui si lascia intendere fosse provvisto il paese.
Per il seguito dell'Alto Medioevo Acquanegra ebbe per Signori le famiglie Dovara, Fondulo, e lungamente i Benzone dei quali rimane ricordo attraverso l'irrigatore "Benzona".
Esistono anche documenti comprovanti la gestione della Parrocchia, dall'inizio alla fine del 1500, da parte dei Carmelitani Calzati, ma sembra ormai certo che non vi fosse in loco alcun convento, come si era creduto fino a pochi anni fa, nel punto più alto del paese, all'ingresso del borgo, provenendo da Cremona (dove ora c'è la cascina Vernazzuola).
E' possibile presumere però che in tale posizione si trovasse il Castello di Acquanegra, di cui abbiamo trovato menzione in numerosi atti, dotato di fortificazioni e torri.
Passata sotto il dominio del Ducato di Milano, nel 1535 Acquanegra ne segue la sorte divenendo suddita del Governo Spagnolo sotto il sovrano Carlo V° d'Asburgo. Nel 1648 subisce un saccheggio, a causa degli scontri fra le fazioni spagnole modenesi e francesi, nel quale vanno perduti gli atti storici relativi alla vita passata del paese.
Dagli Asburgo di Spagna, nel 1700 circa, Acquanegra fu assegnata, assieme a tutto il Ducato di Milano cui era annessa, agli Asburgo d'Austria e sotto tale dominio conosce finalmente un periodo di quiete e di assestamento, essendo fra i primi comuni ad essere riordinati dal Catasto Teresiano. Con l'avvento del periodo napoleonico (1796-1814) Acquanegra diviene punto di collegamento fra Cremona Milano e Pavia, grazie alla costruzione della strada statale che ancor oggi l'attraversa.
Ma se per la sua ubicazione ha dei privilegi, così pure deve pagarne lo scotto in vulnerabilità Alterne vicende di floridezza e di sventura accompagnano Acquanegra fino ai giorni nostri mantenendola piccolo centro senza pretese ma con una qualità di vita ancora a misura d'uomo.

FENGO La storia

Tratto da "La Lombardia Paese per paese" edito dalla Regione Lombardia
Storia e civiltà sue proprie ha l'altro luogo abitato del territorio comunale di Acquanegra, ossia Fengo, comune fin dopo la costituzione del Regno d'Italia e quindi scaduto a frazione nel 1867.
Posto al centro di un triangolo ai cui vertici si trovano Sesto, Grumello ed Acquanegra, Fengo comunica con i primi due mediante la strada provinciale.
Il suo territorio risulta diviso tra campi alti e campi bassi e la strada collega, tra lievi ondulazioni e curve, i dossi che costituivano i punti più elevati della costa palustre. Attorno a due di questi rilievi si è sviluppato Fengo, al tempo della dominazione longobarda.
Il nome del paese appare già citato in un documento dell'anno 990 nella forma di "Arifingo" nome proprio di un capofamiglia longobardo). Inoltre, anche il toponimo è di evidente derivazione germanica, con la sua desinenza in "ingen" che significa "terra".
Dal punto di vista urbanistico si notano, nella parte bassa del paese, case coloniche tutte dotate anteriormente di un appczzamento di terreno. Ed è rimarchevole la presenza di piccole proprietà in un tessuto agrario che è sempre stato caratterizzato dalla grande proprietà fondiaria.
La piccola e la media proprietà derivano dalla evoluzione del "livello" (un particolare contratto agrario adottato nel Medio Evo), mentre le grandi aziende attuali provengono dai resti dei patrimoni delle famiglie della nobiltà cremonese. Nella prima metà del Settecento risultano grandi proprietari terrieri della zona i Belgioioso, gli Aglio Dolce, i Grotti, oltre naturalmente i grandi enti e congregazioni religiose, cattedrale di Cremona compresa. Nell'Ottocento la situazione appare già mutata. Sparite le proprietà religiose, è la famiglia Guida, che non vanta quarti di nobiltà, che subentra agli antichi feudatari nel perìodo delle grandi trasformazioni che avvengono fra Settecento e Ottocento.
Quanto al paesaggio agricolo, esso è certamente molto mutato nel corso dei secoli. E' sparito per esempio il gelso, presenza tipica della zona (nel censimento del 1733 si erano contati ben 243 moroni in essere). Scomparsi anche i campi destinati a risaie, come i terreni lasciati a palude. E' sparita anche la coltivazione della vite che nel Settecento era molto diffusa, e persino il pioppo corre ora qualche pericolo, mentre la quercia non esiste quasi più.
Tutto un paesaggio, un ambiente naturale che muta. Nelle aziende della zona va diffondendosi sempre più la monocoltura del mais. Parte del suolo agricolo viene destinato a prato per la diffusione dell'allevamento dei bovini da latte.

Ultimo aggiornamento Venerdì 05 Marzo 2010 17:00